Aldo Onorati, una vita dedicata al Sommo Poeta

Barbara Gazzabin16 Giugno 2020

Conosco il prof. Aldo Onorati da molti anni, per averlo seguito come giornalista culturale nella presentazione delle sue innumerevoli Opere, pronte per essere lanciate in orbita e tramandate ai posteri, ma solo di recente abbiamo stretto una bella amicizia. Ci accomunano molte cose: la professione di insegnante, una cultura umanistica e psicopedagogica, la città di Velletri con gli amici del cuore a cui è molto legato, l’amore per le tradizioni e il culto delle civiltà contadine, lui, castellano doc, verace e sincero come la nostra terra.

Colgo quindi l’occasione del 7° centenario della morte di Dante Alighieri per trascorrere un po’ di tempo con lui, prezioso cultore di studi danteschi, approfittando della fine della quarantena da corona virus che purtroppo ha fatto saltare tutti gli eventi previsti in calendario. Mi reco dunque al suo studio. Lui ride sornione sotto la mascherina.  Nel frattempo scrive, immerso nelle sue “sudate carte”, sprofondato in una comoda poltrona, letteralmente sommerso dai libri che scrive o che commenta e col suo amato Dante. Lo vedo, estasiato e assorto in quel “pensiero forte” che è la sua caratteristica in compagnia dei suoi gatti preferiti: Lucifero, mollemente adagiato sull’Inferno e Serafino, che dorme placido sul Paradiso. Il diavolo e l’angelo, Eros e Tanathos, vita e morte, spirito e carne, sensualità e indifferenza in una circolarità di amorosi sensi da cui nasce l’ispirazione di un poeta vero, come è il Nostro, non un eteronomo irreale bensì “uno che dialoga con i nostri silenzi” per scovare, tra le sue, anche le nostre verità, per filtrare l’esistenza e far nascere un presente carico degli echi di un trascorso che non si vuol rinnegare, che tracci un ponte ideale tra il sé e l’altro, tra il prima e il poi e scandisca l’eterno e il tempo, “Il mistero e la clessidra”.

La “poesia è mistero” e Aldo Onorati, come un novello Don Chisciotte, si scaglia al galoppo del suo ronzinante contro i mulini a vento, contro l’accidia di chi spara uomini cannone, pronto ad ogni nuova avventura, a percorrere e a ripercorrere glorie leggendarie in una vita come la sua piena di incomparabile fermento. Emulo di Dante forse? Sicuramente ammiratore. Per questo gli chiedo, in camera caritatis, quasi una confessione intima:

Secondo te, che cosa rende magica  “ La Divina Commedia” pur a distanza di secoli e in contesti così diversi tanto da apparire di un’estrema attualità?

È il modo di vedere le cose da parte di Dante: egli ha anticipato i tempi.

Puoi farci un esempio?

Vediamo: nel 1300 la donna era considerata inferiore all’uomo e relegata nell’ambito della famiglia, addetta al compito di accudire il marito e dargli la prole. Non aveva cariche politiche, non possedeva di proprio alcun patrimonio, non esercitava professioni etc. Dante invece elegge la donna a guida nel più alto dei regni: il Paradiso. Infatti Virgilio accompagna il Poeta  fino alla soglia del Paradiso terrestre, poi subentra Beatrice. Inoltre il guardiano dell’Eden è Matelda, anch’essa una figura femminile e, se Beatrice scende al Limbo ad invocare aiuto a Virgilio perché Dante si è smarrito nella “selva oscura”, lo si deve ad altre due donne: Maria e Santa Lucia. La Madonna, che è una presenza costante nella “Commedia”, ordina a Santa Lucia di andare ad avvertire Beatrice della difficile situazione in cui si è cacciato il Poeta. E quando San Bernardo di Chiaravalle supplica Maria affinché ammetta Dante alla visione di Dio, è la Madonna che, volgendo gli occhi al Creatore, permette al Pellegrino di fissare lo sguardo nella luce radiosa di Dio.

Il maschilismo dei tempi veniva superato dalla rivalutazione Dantesca della Donna.

Inoltre per gli omosessuali c’erano pene tremende, anche la morte. Il Poeta li mette all’Inferno, ma, alcuni di essi li ossequia per le qualità dimostrate in vita nella politica e nell’arte di insegnare. Poi, se si legge tutta la “Commedia”, si scoprirà che gli omosessuali e gli ermafroditi stanno anche in Purgatorio, sotto il Paradiso Terrestre, destinati alla beatitudine eterna, una volta scontata la pena.

Ma potrei fare mille altre citazioni della lungimiranza e dell’attualità dantesca, perché egli è un Autore universale, non confinabile in alcun limite di genere e neppure fissabile al solo Medio Evo. Egli anticipa, grazie al colloquio che ha con i classici, l’Umanesimo prima di Petrarca. La sua “onnipotenza espressiva” ( per dirla con il grande commentatore Contini ) lo rende inimitabile.

Da quanti anni studi il Sommo Poeta?

 Già da giovane. Per cominciare a capire qualcosa di questo” mistero” non basta una vita.

 Ma chissà che l’innamoramento iniziale, aggiungo io, che ha dato l’incipit al tutto non sia dovuto anche ai Corsi universitari di letteratura italiana del Trecento, tenuti alla Sapienza dall’esimio prof. Giorgio Petrocchi, che insegnava anche alla Cattolica da me frequentata negli stessi anni.

Lezioni magistrali che hanno acceso fuochi e passioni di una vita.

                                                                           

Cenni biografici.

Aldo Onorati ha frequentato l’istituto magistrale “D. Falconi” a Velletri. Con la nostra città ha un legame particolare, perché quegli anni di scuola superiore egli li ritiene i più belli della sua vita, meglio che l’università (sulla quale ha scritto un testo provocatorio: “Università undicesima bolgia” edito, come quasi tutte le sue opere, dall’editore Armando). A Velletri ha promosso conferenze con i migliori esponenti della cultura italiana e straniera (Piero Angela, Alberto Angela, Sergio Quinzio, Carlo Levi, Gheorghe Popescu etc.) ed ha tenuto per anni conferenze su Dante. Noto dantista, le sue opere sono tradotte in più di venti lingue nel mondo. Fra i libri sul Sommo Poeta, ricordiamo la momumentale esegesi della “Divina Commedia” edita dalla Società Internazionale Dante Alighieri: “Canto per canto, manuale dantesco per tutti”, “La gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi”, nonché il coraggioso “Dante e gli omosessuali: tra Inferno e Paradiso” (Editrice Dante Alighieri, Roma). Egli è autore anche di romanzi e sillogi poetiche. Ha collaborato a RAI tre, alla rubrica “Dipartimento scuola e e ducazione”, nonché a “L’Osservatore Romano”, “Avvenire”, “Il popolo”, “Giornale d’Italia”. Nel 2009, al Vittoriano di Roma, la Società Dante Alighieri gli ha conferito l’alta onorificenza con diploma e medaglia d’oro “Per la profonda conoscenza dell’Opera dantesca, al punto di diventare testimonio nel mondo della Divina Commedia”. Ha insegnato italiano e latino alle superiori e curato importanti collane edioriali di studi critici.  È uscito  in questi giorni con l’editore Loffredi di Napoli, il saggio: “Il Cristo di Wilde e Pasolini”.

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