Sensazioni

Katia Anna Trombetti16 Giugno 2020

La sensazione, quella animale che annusa il pericolo, quella l’ho avvertita subito. Non so per quale motivo ho sentito che un’onda anomala si stava per infrangere sull’umanità. Un’insidia che, come l’acqua, sarebbe penetrata inesorabilmente negli spazi invisibili ad occhio nudo, in ogni corpo umano, dentro le narici, le orecchie, gli occhi, insinuandosi nel respiro, ovunque avesse trovato un passaggio. Ho comprato le mascherine quando ancora mi accompagnavano le esclamazioni di esagerazione degli altri che, con molta probabilità fuorviati da notizie confuse o addirittura false, pensavano che la sorte non toccasse a noi.
La seconda cosa a mio avviso fondamentale era progettare un piano di fuga. Sono una cultrice della fuga ma non quella che ti porta lontano dai blocchi di partenza, non quella che si realizza dandosela a gambe o salendo su un qualsiasi mezzo di trasporto, una fuga immobile. La capacità di andarsene restando a casa.
Non è bello né brutto, né piacevole né il suo contrario, solo necessario.
Il 4 marzo ci hanno dato disposizioni. Dal giorno dopo saremmo dovuti restare a casa, non uscire perché eravamo in pericolo di morte o comunque di contagio o comunque non si sapeva bene cosa, il che è ancora peggio. Precipitavano su di noi notizie terrorizzanti, contagi a centinaia, a migliaia, bare in fila, presidi ospedalieri stracolmi. Gli hanno dato un nome e un cognome o almeno così sembra, così lo chiamiamo Coronavirus o Covid -19.
Il 5 marzo 2020 eravamo tutti dentro. Monolocale, basso, appartamento con 3 stanze, villa o castello, soli, in famiglia o in compagnia, in patria o in terra straniera, ovunque si avesse la residenza, là bisognava restare per legge.
La mattina del 5 marzo ho aperto un gruppo su Facebook dal nome C L O S E D. la contraddizione è evidente. Non sapevo esattamente perché, avevo solo un’idea vaga di cosa avrei chiesto agli iscritti per passare del tempo insieme, per sentirci vicini, per farci fruttare quel tempo che comunque dentro o fuori è il solo nostro tempo ed è blasfemo buttarlo via. Una cosa mi era chiara però, se fuga doveva essere non si poteva parlare di virus, di morti, di contagi, di amuchina, di mascherine e neppure si potevano inserire immagini a tema o video. Niente di quell’orrore che era fuori poteva entrare in quello spazio che, a dispetto del nome, voleva essere un luogo dove respirare aria pura. Ho cominciato con dei giochi di parole, dei disegni per i bambini di ogni età, fotografie casalinghe o con uno sguardo fuori dalla finestra. Tutti potevano postare poesie, racconti, cibi preparati, musica, danza, fiori, gli animali domestici e qualunque cosa uscisse dalla creatività di ognuno.
Qualche giorno dopo il mio amico Claudio Marini mi ha mandato il file di un suo lavoro del 1998 dal titolo CLOSED. Bellissimo e la coincidenza mi ha immediatamente toccato. Ho cominciato a pensare che si potesse parlare d’arte, di ogni forma d’arte. Tutti ovviamente potevano condividere ciò che volevano, seguendo il regolamento ovviamente ma io ho cominciato a dedicare ogni giorno una pagina ad una mia amica o ad un mio amico artista o comunque con una buona dose di creatività. Così come sono stati fantasiosi anche coloro che hanno commentato. Il filo conduttore che legava le scelte quotidiane era il fatto che io li conoscessi, che ne fossi venuta in contatto in qualunque modo o che fossero, per mia fortuna, proprio miei amici. Dal nord al sud Italia, senza dimenticare le isole, ma soprattutto amici del mio paese o dei dintorni.
Era la FASE UNO. 60 giorni. Non mi sono bastati per parlare delle persone che ho il privilegio di conoscere o di aver conosciuto. Di quelle incontrate una sola volta o quelle con le quali parlo tutti i giorni. Il gioco mi ha preso la mano e come tutti i giochi prevedono serietà ed impegno. Ogni giorno contattavo i miei amici, li mettevo al corrente dell’idea e se mi dicevano che avevano piacere di partecipare cominciavo a raccontare, scaricare video, foto, biografie artistiche.
Sessanta giorni in cui, la creatività e l’arte, per diletto o/e per professionismo, mi sono state accanto dandomi molti momenti, insperati di felicità. Questa è una mezza bugia perché io nella felicità ci spero sempre. Ho molto ringraziato i partecipanti al gruppo e loro hanno ringraziato me. Ci siamo ringraziati tante volte egià questo non è per niente male.
Nella FASE DUE, avvenuta il 4 maggio, abbiamo ripreso ad uscire, con cautela, con prudenza ma il gruppo è sempre aperto anche se continua a chiamarsi CLOSED. Ma anche un po’ OPEN.
L’arte, la parte più sofferente nei momenti difficili eppure è irrinunciabile. Sembra che non sia indispensabile perché non fa parte dei bisogni primari per la sopravvivenza ma è indispensabile perché fa parte dei bisogni primari per la vita.
Con gli artisti, abbiamo avviato una serie di contatti per una raccolta fondi a favore della Protezione Civile di Velletri. I creativi e gli artisti molto generosamente hanno messo a disposizione i loro manufatti o le loro opere e siamo riusciti a raccogliere una piccola somma da destinare alla causa. A proposito, per chi volesse contribuire la campagna raccolta fondi è sempre aperta e magari potete entrare in possesso di qualcosa che vi piace e che vi ricorda la vostra azione solidaleper questa storia che ci ha travolti.
Potete anche voi parlare dei vostri amici o di voi stessi.
Iscrivetevi a CLOSED – L’arte è fondamentale.


https://www.facebook.com/groups/227120155110507/

Nella speranza che come un’onda anomala, uno tsunami, questo virus venga risucchiato dal suo stesso mare
Vi abbraccio infinitamente e vi auguro salute.

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