Intervista a Claudio Micheli

Ascenzio Maria La Rocca16 Giugno 2020

Claudio Micheli, direttore d’Orchestra e direttore del teatro Artemisio Gian Maria Volontè e della Casa delle Culture e della Musica di Velletri

Come ha speso il tempo della quarantena in relazione al suo lavoro?

Inizialmente il problema covid, come un fulmine a ciel sereno, ha tagliato le gambe a tutti fermando attività, scadenze, progetti e programmazioni da portare a compimento. Noi come Fondazione abbiamo dovuto annullare gli spettacoli dell’ultima parte della stagione di prosa del Teatro Artemisio Gian Maria Volonté, i concerti dell’Auditorium, il corso di Teatro, le lezioni del Coro dei Ragazzi FondarCanto, la mostra del Maestro Sergio Gotti, saggi delle scuole di danza e di musica ed altro ancora.
Io stesso ho dovuto rinunciare ad una tournée di concerti lirici nei teatri di Napoli, Piacenza, Cremona, Lecce, Bolzano, Cosenza, Catanzaro, Pordenone ed altre città, nonché in estiva a Siracusa e Taormina, oltre al Barbiere di Siviglia di G. Rossini presso il Teatro dell’Opera di Messina in giugno. È stato veramente un cambio di passo doloroso ed inaspettato. La quarantena però, dopo il primo violento impatto, non ha fermato lo spirito creativo e del fare, ad esempio lo studio della musica in particolare di opere e sinfonie che non avevo mai diretto compresa la ripresa dello studio della Chitarra, mio strumento principale. Anche l’attività di direttore artistico della Fondazione Arte e Cultura non si è fermata, cercando di capire e studiare la situazione degli altri teatri e sale da concerto, sia di enti pubblici che privati, sempre in contatto con i miei colleghi per essere pronti ad una eventuale ripresa delle attività, quindi sondare il panorama artistico e le offerte che già da aprile/marzo sono arrivate da parte di agenzie e compagnie teatrali che confidano in una ripresa regolare della programmazione, si spera, per la fine del 2020 inizi 2021. Sto cercando intanto i questi giorni di far riaprire in sicurezza i nostri spazi all’aperto quali il Chiostro della Casa delle Culture e della Musica e del Giardino per ricominciare piano piano a ridar vita a quello che la Fondazione ed i suoi preziosi collaboratori hanno messo in campo in questi anni, portando all’attenzione della cittadinanza circa duecentocinquanta eventi tra prosa, musica, mostre, libri, convegni, conferenze, festival, concorsi nazionali come la Campaniliana, lezioni di teatro, di canto per ragazzi fino ad arrivare agli incontri di yoga, insomma arte e cultura a tutto tondo.

Si è sentito dimenticato dalle scelte governative?

Senza dare colpe a nessuno ma facendo una disamina costruttiva di quello che è capitato e sta continuando a succedere al nostro Paese e in tutto il mondo, credo che si sarebbe potuto fare meglio e di più, specie in questi giorni in cui il Covid sembra, e ripeto sembra, aver allentato la sua morsa. Forse osare di più dando ad esempio ad ogni teatro o sala da concerto e sotto la propria responsabilità, la possibilità di ottimizzare gli spazi con regole differenti considerando il contagio zero in alcune aree del Paese, riguardo il numero di spettatori e il tipo di evento da proporre. Ad oggi, senza ricordare le disposizioni ministeriali e regionali ormai note, è praticamente impossibile riaprire un teatro o una sala da concerto, senza ridurre di molto il numero di posti a sedere a disposizione, quindi con i costi delle compagnie teatrali o gruppi musicalinon sopportabili, senza contare il costo del presidio medico per la temperatura corporea di tutti, la sanificazione continua della sala, dei bagni, delle poltrone, dei camerini, etc. con remissione praticamente certa. Solo all’aperto si può tentare qualcosa come dicevo poc’anzi, e comunque sempre con posti ridotti a distanza come da decreto. La situazione al momento è critica e più del 50% dei teatri privati, cioè senza sovvenzione ministeriale, non riaprirà, e questa è una cosa certa. Si dovranno aspettare tempi migliori perché con queste regole assolutamente più conveniente stare chiusi che riaprire.

Come vede il futuro del teatro dopo il ritorno alla normalità?

Credo che molti teatri saranno costretti a cambiare tipo di programmazione, pur riaprendo, e a considerare tipi diversi di spettacoli e relativi costi. Saranno preferiti monologhi o al massimo compagnie con due o tre attori, sempre tenendo presente che tutto ciò potrà essere messoin campose anche il pubblico ritroverà la voglia e ed il “coraggio” di tornare a frequentare queste sale. Ammesso e non concesso che il decreto cambi e si ritorni alla possibilità di avere tutta la sala a disposizione, matinée per scuole a parte, c’è da considerare che il pubblico della prosa, come quello della lirica, è un pubblico, tranne eccezioni, che parte dagli over cinquanta e quindi sta nella fascia dei più esposti ad un ritorno del Covid, e si dovrà vedere dunque quanto questo dettaglio influirà sul ritorno degli stessi a teatro. Non credo e non appoggio personalmente il format degli spettacoli in streaming, lo trovo già superato prima di nascere; il teatro e tutte le forme di spettacolo dal vivo hanno un loro perché, una loro natura che nasce dall’aggregazione di persone che vivono lo spettacolo uno accanto all’altra, per poter ridere, piangere, discutere e vivere quel momento prendendo e dando energia all’evento, tutti insieme, spettatori e artisti. Un momento non replicabile che ha il suo fascino e nel quale ognuno coglie l’attimo dello scambio di sinergie tra pubblico/palcoscenico. Per non parlare dell’attesa nel Foyer prima dell’evento e il dopo teatro con discussioni, pareri, sensazioni avute magari da scambiarsi in un altro locale notturno davanti ad una pizza. Non si può minimamente paragonare ad uno streaming freddo ed asettico, seppur interessante nei contenuti; lo spettacolo dal vivo, ed il teatro in particolare, è una magia che si ripete e che si modifica anche alla trentesima rappresentazione dello stesso titolo, anzi sarebbe una cosa insolita se non accadesse.
Io confido in un ritorno alla normalità in tempi relativamente brevi, e cogliendo la parte positiva, se mai ce ne fosse una in questo virus, connoterei l’accaduto come un momento di pausa riflessiva e presa di coscienza di quello che sta succedendo e che potrebbe accadere in un futuro. La cosa certa è che quando si ricomincerà a pieno regime, perché sono sicuro che accadrà, si apprezzeranno tante piccole cose e sfumature che ci riempiranno di gioia solo per averle potute cogliere, e quella di andare di nuovo a teatro, entrare nel foyer, accomodarsi in sala con la luce che si spegne ed il sipario che si apre sarà una di queste.

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