Aurelio Picca, altro che “pudico” . È il nostro scrittore “maledetto”

Barbara Gazzabin19 Agosto 2020
Aurelio Picca copy

Una mente complessa e brillante, Aurelio Picca è un alieno supersonico, brutto e malvagio, anzi bello e generoso perché sa regalarci momenti di intenso pathos. Senza dubbio una personalità affascinante fuori dalle righe, saggista e romanziere prolifico, profondo, ricco di neologismi, ama giocare sull’ambiguità e la forza evocativa della parola che è la voce dell’anima. Aurelio è senza tempo perché lui il tempo lo attraversa, raccontandoci la sua metamorfosi non ascrivibile a correnti di sorta, scavando solo sugli istinti da cui si lascia trasportare, volutamente, contraddittori tanto da farne uno stile di vita nella gestualità della forma. Ecco che affiora la sua doppia anima, dispotica e liberale in una sorta di complicità, perennemente in conflitto e in competizione tra il suo mondo e il fuori di se che non riesce più ad accettare. Un mondo marcio, fatto di ferocia o peggio ancora di indifferenza. Roma è nata sulla ferocia: Romolo uccide Remo, Tullo Ostilio distrugge Albalonga, Cesare fa sterminio di popoli e genti innocenti, Nerone incendia Roma per liberarsi dei cristiani. Eppure proprio la ferocia diventa il propulsore indispensabile alla nascita dell’Urbe caput mundi, perché la ferocia è la forma più alta della sopravvivenza << mors tua vita mea>> <<Homo homini lupus>>. Ora che si è pacificata regna solo l’indifferenza, l’ignavia, il cinismo da cu scaturisce un profondo disprezzo che genera solo morte. Solo il disprezzo può deviare il destino e abbracciare una sorta di pietas talmente generosa da essere pagana come se Iside e Maria si fondessero in un’unica cristologia.

Attraverso i due personaggi del romanzo, Aurelio fa i conti con se stesso e nel paradosso scaturisce il dolore che nasce da un’innocenza e diventa violenza nello scorrere della storia di un’amicizia che diventa una storia di vita.

Dal pubblico la sera affollatissima della presentazione del suo ultimo romanzo dal titolo: “Il più grande criminale di Roma è stato amico mio”, nella suggestiva cornice del Chiostro  del Convento del Carmine, una signora appella l’Autore definendolo “pudico”. Lui non ci sta e neanche io. Tutto si può dire di Picca tranne che sia un pudico, anzi esattamente il contrario.

Pudico certamente no, ma enigmatico si, lasciatemelo dire, almeno per me che ogni volta che mi avvicino ad un suo romanzo, e ormai non si contano, non ci dormo la notte presa da stati d’ansia e la paura fondatissima di non riuscire ad entrare nel cuore della narrazione.

chevron-down-circle